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L’intelligence nell’anno del Covid, Mario Caligiuri: “Maggiore attenzione e…”

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Mario Caligiuri ha scritto “L’intelligence nell’anno del Covid: uno sguardo sulle ombre della disinformazione” per Santelli Editore. L’abbiamo intervistato.

L'intelligence nell'anno del Covid, Mario Caligiuri
L’intelligence nell’anno del Covid, Mario Caligiuri

Il libro è una raccolta di saggi decisamente attuale. Si descrive in questi quella che è l’esplosione globale della pandemia da una prospettiva altra cioè quella del ruolo dell’intelligence. Arguti spunti ci portano al centro di temi scottanti e di altri decisamente meno battuti ma altrettanto interessanti.

L’autore Mario Caligiuri è professore ordinario all’Università della Calabria oltre che Presidente della Società Italiana di Intelligence. Viene considerato nel nostro paese uno dei maggiori esperti accademici del settore. Persona di spiccata intelligenza è un uomo dalle grandi doti morali e con cui è stato per noi un piacere parlare. Passiamo ora all’intervista

L’Intelligence nell’anno del Covid, intervista a Mario Caligiuri

L'intelligence nell'anno del Covid, Mario Caligiuri
L’intelligence nell’anno del Covid, Mario Caligiuri

Il 2020 e di conseguenza il 2021 sono stati condizionati dal Covid, come è cambiato il lavoro dell’intelligence?

“Le agenzie di Intelligence più attente hanno affinato in profondità le loro analisi”.

Che riflessioni scaturiscono sulla sicurezza nazionale in tempi di Covid?

“Ci sono tre punti di crisi che possono diventare presto assai gravi: il disagio sociale, conseguenza della crisi sanitaria e di quella economica; l’ulteriore penetrazione della criminalità nella società; l’acquisizione di aziende strategiche nazionali da parte di diretti concorrenti”.

Come intitola un capitolo del libro: Il disagio sociale digitale mette a rischio la sicurezza nazionale?

“É il problema più grave, secondo me. Già precedente al Covid, potrebbe assumere dimensioni tali da trasformarsi da problema di ordine pubblico in una questione di sicurezza nazionale, mettendo in discussione la credibilità delle istituzioni. Tanto più che la causa principale del disagio sociale si può collegare alle decisioni delle èlite pubbliche”.

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