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Manuale di sopravvivenza al matrimonio, Valentina Paolini: “Sogno e…”

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Valentina Paolini è l’autrice di Manuale di sopravvivenza al matrimonio, libro edito da Santelli Editore. Andiamo ad approfondire con lei questa splendida opera e le motivazioni che l’hanno portata a scriverlo.

Manuale di sopravvivenza al matrimonio, Valentina Paolini
Manuale di sopravvivenza al matrimonio, Valentina Paolini

Come libro sembra rivolto ad un pubblico femminile, il cui sogno sembra sempre quello di avere un matrimonio perfetto. Secondo lei dovrebbe esistere un libro simile anche per gli uomini?

Penso che il matrimonio perfetto sia il sogno della maggior parte delle ragazze. Molte sanno già da bambine cosa vogliono, altre partono da un’idea per poi trasformarla nel corso degli anni in mille modi diversi, ma posso dire che quasi tutte sognano questo giorno (e lo sognano perfetto!). Nell’ultimo decennio mi capita sempre più spesso di parlare con sposi dove il futuro marito vuole partecipare attivamente a tutte le decisioni e proprio per questo il mio libro è rivolto alle coppie. Lo ritengo leggibile da chiunque voglia realizzare un matrimonio con i fiocchi, che sia un uomo o una donna. D’altronde le tradizioni, il galateo e il buon gusto rimangono invariati di fronte a lettori differenti. Forse per gli uomini potrei scrivere “Come sopravvivere alla futura sposa”, una sorta di. manuale dedicato ai novelli mariti per affrontare questo delicato periodo [ride]. Questo potrebbe essere utile, cosa ne dite?

Siccome lei dice che è il sabato il giorno sfortunato per sposarsi, quanto crede influisca questa sfortuna nei matrimoni di oggi? È solo superstizione?

Secondo tradizioni antiche il sabato viene considerato il giorno in cui la fortuna non gira, ma non credo che questa credenza popolare possa essere la causa della sfortuna nei matrimoni moderni. Posso ricondurre la fine dei matrimoni del nuovo millennio alla mancanza di dialogo, di comprensione e di rispetto reciproco. Ritengo inoltre che una coppia di sposi debba riflettere molto prima di compiere un passo così importante, forse lo si fa con troppa leggerezza senza pensare veramente se è ciò che si vuole per tutta la vita. Io mi sposerò quest’anno, sabato 9 ottobre, sfidando la sfortuna. Vi farò sapere come andrà!

Manuale di sopravvivenza al matrimonio, Valentina Paolini: il racconto

Lei dice che l’intimo per la prima notte deve essere scelto “per non deludere le aspettative dello sposo”. Cosa deve fare lo sposo per non deludere la sposa?

Fondamentalmente deve fare ciò che ha sempre fatto, cioè comportarsi normalmente; in fin dei conti lo si è scelto come sposo anche per i tratti del suo carattere e di sicuro non ci aspettiamo sconvolgimenti. Sono sempre gradite sorprese e gesti romantici vista l’importanza della serata.

Crede che questo libro contribuisca all’emancipazione femminile? Lei si considera femminista?

In molte parti del mio libro faccio riferimento al Galateo, che, ahimè, non è molto aggiornato a livello di emancipazione femminile, ma penso che il tutto si possa alleggerire se non viene preso troppo alla lettera. Fortunatamente i tempi sono cambiati, ma dobbiamo pensare che le tradizioni del passato non dovrebbero scomparire del tutto, sarebbe un gran peccato, quindi perché non vederle con occhi differenti? Nel mio libro, ad esempio, racconto il momento del taglio della torta, che nel ventunesimo secolo viene fatto direttamente dal cameriere, sebbene la tradizione vuole che sia la donna a tagliare la torta e consegnare la prima fetta allo sposo e poi di seguito ad altre persone importanti quali testimoni e genitori. Questa situazione può essere vista come una sottomissione all’uomo (la donna che serve l’uomo), oppure come un semplice gesto che si rifà alla tradizione e che tralascia tutti i significati che poteva assumere negli anni precedenti. Sono gli occhi con cui si guardano le cose che le fanno apparire in un modo piuttosto che in un altro. Per rispondere all’ultima domanda vi confermo che adoro le donne, lavoro solo con donne e continuo a sostenerle nelle loro battaglie, ma da donna so che anche noi sbagliamo e non sempre mi sento di battermi per alcuni ideali. Sarebbe bellissimo se non si parlasse più di genere, ma di persona. Ha senso definire una persona per genere se poi ci battiamo per l’uguaglianza su ogni fronte? Secondo me no!

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