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Nella testa del campione, Sandro Corapi: “Cosa vuol dire essere mental coach”

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Sandro Corapi ha scritto “Nella testa del campione” per Santelli Editore, un libro che racconta alla perfezione il ruolo di mental coach. L’abbiamo intervistato in esclusiva.

Nella testa del campione, Sandro Corapi
Nella testa del campione, Sandro Corapi

Con la prefazione di Simone Inzaghi andiamo a scoprire di cosa parla il libro e quali sono i suoi punti forti in un campo che è sempre fin troppo sottovalutato.

C’è un mondo dietro al suo libro, un mondo fatto di qualcosa che sicuramente non è sotto gli occhi di tutti. Quanto conta tenere in considerazione tutto questo nel giudizio di una partita di calcio?

Basta ascoltare qualsiasi conferenza stampa di un allenatore per rendersi conto di quanto sia importante l’aspetto mentale nel calcio. Ogni volta sento dire “dobbiamo avere la giusta mentalità”, “non ci abbiamo messo la testa” e tanti altri simili messaggi. Il problema è che nella maggior parte dei casi quegli stessi allenatori che parlano di certi aspetti, non fanno in modo di approfondirli come si deve, affidandosi quindi a dei professionisti che sappiano quali corde toccare e in quali momenti. Sono argomenti troppo importanti per essere frutto d’improvvisazione, un allenatore (a meno che non abbia studiato anni la tematica) non ha i mezzi per poterlo fare da solo.

Nella testa del campione, il racconto di Sandro Corapi

Il mental coach ormai è una figura fondamentale, ma nello specifico come ha cambiato il modo di vivere le partite da parte dei calciatori?

Difficile entrare nello specifico, perché ogni calciatore che si avvale di un mental coach ha necessità diverse rispetto all’altro. Un punto comune che si può trovare tra tutti loro, comunque, è quello di lavorare sugli obiettivi. Porsi un traguardo da raggiungere nel corso di una partita e impostare la propria mente affinché questo avvenga attraverso una preparazione fatta precedentemente. Questo semplice punto, insieme a tanti altri punti, cambia l’abitudine di tanti calciatori che non avevano le idee chiare su come preparare la partita. Ovviamente non si tratta di un banale “dai, forza, ce la farai”, ma alle spalle c’è un enorme lavoro che consente ai calciatori di liberare la loro mente e focalizzarsi esclusivamente su quell’obiettivo da raggiungere.

Nel suo racconto c’è una cosa che ci ha colpito, la sua passione. Come è arrivato a questo lavoro?

Ci sono arrivato perché, dopo aver raggiunto traguardi unici in Italia nel panorama imprenditoriale, lavorando con aziende di carattere nazionale ed internazionale e ricoprendo cariche di vertice assoluto sentivo il bisogno di mettermi alla prova in un nuovo settore, quello che sognavo da bambino, quando volevo diventare un calciatore. Ho pensato che quelle stesse dinamiche che portavo avanti nella gestione delle risorse umane potessero essere applicate anche in un altro campo. Così è stato, perché pure nel mondo del calcio sono riuscito a raggiungere (e sto continuando a farlo) gli obiettivi che mi ero prefissato, diventando il primo in Italia a vincere un trofeo nazionale da mental coach ufficiale di un club di Serie A.

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