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Francesco Pannofino, testimone del rapimento di Aldo Moro | Il racconto

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L’attore e doppiatore Francesco Pannofino fu testimone anni fa del rapimento di Aldo Moro: “Ho visto con i miei occhi la strage… non è stato facile dimenticare”, scopriamo cosa ha raccontato.

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Francesco Pannofino (Getty Images)

Francesco Pannofino è un volto, e soprattutto una voce, amato in tutta Italia. Dopo il clamoroso successo della prima puntata, torna questa sera in prima serata su Canale 5 Felicissima sera, lo show condotto dai due comici più “scorretti” di sempre: Pio e Amedeo. Quattro milioni di telespettatori hanno riso e si sono divertiti insieme al duo comico e ai tanti ospiti della prima puntata. Quelli di stasera non saranno da meno. Ci sarà l’ex capitano della Roma Francesco Totti, i cantanti Claudio Baglioni, Malika Ayane e Achille Lauro, l’astronauta Umberto Guidoni e Francesco Pannofino.

Pannofino ha alle spalle una carriara sensazionale soprattutto nel mondo del doppiaggio. Forse non tutti lo sanno ma l’attore ha prestato la voce alle più grandi star del cinema di Hollywood, tra cui George Clooney e Denzel Washington. Un altro progetto che ha amato è stato quello di realizzare gli audiolibri della saga di Harry Potter, oltre ovviamente alla recitazione e al ruolo in Boris, a cui si sente molto legato. In passato l’attore fu testimone del rapimento di Aldo Moro: ecco cosa ha raccontato.

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Francesco Pannofino sul rapimento di Aldo Moro: “Ho visto con i miei occhi la strage”

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Francesco Pannofino sul rapimento di Aldo Moro (getty images)

L’attore ha raccontato qualche tempo fa, in un’intervista rilasciata per Domani Press, una delle esperienze più traumatiche che ha vissuto nella sua vita. Ecco cosa ha raccontato di quei momenti. “Avevo solo diciannove anni ed abitavo in Via Fani a Roma. Mentre mi dirigevo all’Università sono stato coinvolto nella sparatoria” ha detto l’attore, “ho sentito il suono degli spari del mitra e sono prontamente scappato dalla parte opposta, portando con me anche un signora che abitava vicino a casa mia.”

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Questo è stato un momento che lui ha definito come “uno dei più difficili della mia vita”. L’attore ha detto di non aver visto nulla, e di essere fuggito via all’istante, impaurito. “Subito dopo gli spari sono tornato sul luogo del delitto e ho visto con i miei occhi la strage…non è stato facile dimenticare la fotografia cruenta di quel momento.” Anni dopo ha scritto una canzone, Sequestri di stato, perchè “la musica è una terapia“.

 

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L.M.

 

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