Coronavirus, lo studio: “Basta mascherine e distanziamento”

Il Coronavirus continua a fare paura, intanto arriva uno studio che potrebbe di fatto cambiare le carte in tavola dicendo no a mascherine e distanziamento.

Coronavirus zona arancione scuro
Coronavirus (Fonte Pixabay)

La rivista scientifica americana Science lancia una notizia che potrebbe davvero rivoluzionare quanto visto fino ad ora nella battaglia del Covid-19. Lo studio è stato effettuato da Jennie S. Lavine del Dipartimento di biologia della Emory University ad Atlanta e Ottar N. Bjornstad del Dipartimento di Biologia e del centro dinamica delle malattie infettive dell’Università della Pennsylvania. Sicuramente questo porterà a molte polemiche e a riflessioni piuttosto ampie nella ricerca di una soluzione che potrebbe chiudere questa terribile pandemia. Andiamo a scoprirne qualcosa in più.

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Coronavirus, lo studio che dice no a mascherine e distanziamento

Covid-19
Covid-19 (Pixabay)

Lo studio americano sul Coronavirus ha evidenziato come ormai ci siano davvero poche possibilità di eliminazione diretta. L’unica possibilità è l’immunità di gregge, per indebolire il virus l’unica possibilità è quella di abituarsi allo stesso. Di fatto la conclusione dello studio sottolinea che più il virus circolerà velocemente e prima finirà la pandemia, ovviamente si tratta di parole da prendere con le molle con l’obbligo e il dovere morale di continuare a seguire quello che ci dice l’Oms e il nostro Governo, ma nonostante questo è importante anche prendere spunto delle novità che arrivano dal mondo per fare delle riflessioni.

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Se continuiamo a limitare la diffusione del virus si rischia di rimanere anche per altri dieci anni in questa situazione. La scelta da prendere dovrebbe essere quella di eliminare ogni tipo di distanziamento sociale e di protezione come mascherine e altro. Arrivano le parole anche dei due esperti: “Le nostre analisi dei dati epidemiologici e immunologici sui Coronavirus umani endemici mostrano che l’immunità blocca le infezioni diminuisce rapidamente ma che l’immunità che riduce la malattia è di lunga durata. Affinché la maggior parte delle persone venga infettata così presto nella vita persino più giovane del morbillo nell’era pre-vaccino. Il tasso dell’attacco deve superare la trasmissione delle infezioni primarie”.

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