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Alberto Angela, la grande scoperta: “È stata una grande emozione”, il retroscena

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Il divulgatore più amato della tv italiana, Alberto Angela, ha rivelato qual è stata la sua più grande scoperta: scopriamo di cosa si tratta.

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La scoperta di Alberto Angela (Facebook)

Alberto Angela è, senza ombra di dubbio, il divulgatore scientifico che gli italiani apprezzano di più. Figlio di un altro grandissimo volto che ha fatto la storia della nostra televisione, Piero, Alberto ha saputo ricalcare le orme del padre diventando, probabilmente, anche più bravo. 

Questa sera, mercoledì 21 aprile, andrà in onda su Rai 1 Ulisse, il piacere della scoperta. Il programma, condotto da Alberto, parlerà delle meraviglie della Roma imperiale, attraverso un viaggio nel passato. Alberto, che di passato se ne intende essendo anche un paleontologo, ha raccontato in un’intervista qual è stata la scoperta che lo ha emozionato di più durante la sua carriera. Scopriamo di cosa si tratta.

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Qual è stata la scoperta più bella di Alberto Angela

Alberto Angela Ulisse
Cos’ha scoperto Alberto Angela? (Facebook)

Oltre ad essere un amatissimo divulgatore scientifico, Alberto Angela è stato anche un affermato paleontologo: le sue ricerche gli hanno permesso di visitare i luoghi più remoti della terra, facendo scoperte a dir poco sensazionali. In un’intervista rilasciata a Gilt Magazine, Alberto ha rivelato qual è stato il momento che lo ha emozionato di più durante l’arco della propria carriera da paleontologo.

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Durante l’intervista, Alberto, ha anche spiegato le differenze tra le diverse belle del nostro Paese. Il conduttore è rimasto piacevolmente colpito dai paesaggi naturali di Venezia, dall’interno del Duomo di Milano e dalla biblioteca del monastero dei Benedettini a Catania. Proprio lì, infatti, è custodita una bibbia di una bellezza unica.

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Angela, poi, si sofferma sulla scoperta fatta addirittura nel lontano 1983, che lo ha particolarmente emozionato. Il divulgatore spiega di aver trovato un cranio di un ominide di circa due milioni di anni fa, in Congo. “È stata una grande emozione, un momento che non puoi scordare quando sei il primo a toccare un oggetto che emerge dal suolo dopo centinaia di migliaia di anni“, spiega Alberto, non nascondendo tutta la sua grande passione per questo evento decisamente unico.

e.f.

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