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Gabriele Muccino Il Poeta dell’incomunicabilità, Matteo Fantozzi: “Un grande orgoglio”

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Matteo Fantozzi ha scritto “Gabriele Muccino – Il Poeta dell’incomunicabilità” per Santelli Editore. Ecco le sue parole in esclusiva per noi.

Il cinema di Gabriele Muccino è popolare e non aveva ottenuto finora, forse per questo motivo, attenzioni da parte di qualcuno che analizzasse in modo puntuale e sistematico le sue opere. Il suo libro è la prima monografia ufficiale sull’autore. È orgoglioso del suo lavoro?

Sono molto felice di aver portato alla luce le mie idee su quello che è uno dei miei registi preferiti. Questo perché riesce sempre e comunque a dare un taglio interessante ai suoi personaggi e racconta il nostro paese in un modo vero e intenso, senza peli sulla lingua o perbenismi inutili.

Nel testo sono state inserite anche delle analisi di psicologi e filosofi dei temi che il regista ha toccato nei suoi film. L’incomunicabilità è però soprattutto un problema della società moderna, nella quale si moltiplicano i bisogni relazionali e la frustrazione di non riuscire a soddisfarli. Quale sua opera ha raccontato meglio questo altro aspetto della mancata di dialogo tra le persone?

Sicuramente L’Ultimo Bacio, ma anche A Casa tutti bene e il sequel dello stesso. In fondo però si può fare questo discorso un po’ per tutti i suoi film, tranne che per quelli americani, visto che i protagonisti proprio non riescono a costruire un racconto, un filo rosso tra di loro rimanendo chiusi nel loro io.

Le collaborazioni internazionali del regista sono state molteplici, secondo lei qual è stata la più riuscita?

Ritengo la parentesi di Muccino in America minore di quella italiana, si nota perfettamente il fatto che non ci sia la sua mano sulla sceneggiatura. Spesso i registi italiani vanno in America sia un po’ per la grande possibilità che offre a livello di esperienza che per i soldi. Non so quale sia stata la sua motivazione, fatto sta che comunque i quattro film fatti negli States sono di pregevole fattura. Il migliore per me rimane sicuramente Sette Anime.

E in Italia, qual è l’attore o attrice con cui, a suo parere, è riuscito a stabilire l’intesa migliore?

Inutile dire che quello con Stefano Accorsi è un sodalizio straordinario e sotto gli occhi di tutti. Il mio preferito è di certo Claudio Santamaria con il quale ha lavorato anche quando era giovanissimo in Ecco Fatto. Ma quello con il quale si vede avere una maggiore intesa è Enrico Silvestrin che non ha mai avuto un ruolo da protagonista ma riflette al meglio il suo cinema.

Intervista a cura di Maria Grazia Gentile

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